Quanti extracomunitari in una squadra di Serie A?

Il problema dei giocatori extracomunitari, la cui cittadinanza quindi appartiene ad uno stato fuori dai paesi dell’Unione Europea, è sempre stata una questione ampiamente dibattuta nell’ambiente del calcio. C’è chi ha sempre voluto limitarli, sperando così di favorire i giocatori italiani. C’è, invece, chi vorrebbe liberalizzare completamente la loro circolazione, in nome del libero mercato. Entrambe le soluzioni, ovviamente, si pongono ai due estremi ed è sempre stato necessario trovare una via di mezzo. In Serie A si è cambiato di continuo e questa estate è stato raggiunto l’ultimo accordo in ordine di tempo (non per forza l’ultimo in assoluto) per il calciomercato dei giocatori extracomunitari.

In questo momento per ogni stagione calcistica, comprendendo quindi sia il mercato estivo che quello invernale, ogni squadra di Serie A può nuovamente tesserare due giocatori extracomunitari, dopo che fino allo scorso anno il numero era ridotto a uno. Questi giocatori non potranno essere di più e ovviamente non contano quelli già tesserati all’inizio della stagione agonistica. Nel caso si volesse acquistare un terzo giocatore, uno dei due precedentemente acquistati andrebbe venduto, perché alla chiusura del mercato gli spazi devono essere solo due.

Un modo per rendere più competitiva la nostra Serie A, a detta di molti. Senza dubbio, però, la Nazionale rischia di perdere di competitività in questo modo, anche se le ultime prestazioni, senza contare il Mondiale 2006, ci ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che gli Azzurri vincono più quando fanno gruppo che quando hanno in campo grosse individualità. A questo punto, ben vengano i giocatori extra-UE.

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