Audi Cup 2013, Manchester City-Milan 5-3: i Rossoneri sfiorano l’umiliazione

Una Caporetto evitata. Un’umiliazione mancata. Comunque un bruttissimo stop per il Milan, che dopo la prova incoraggiante di Valencia incappa a Monaco in una partita che nei primi trenta minuti rischiava di diventare una delle sconfitte più cocenti di sempre. Difficile spiegare ai tifosi che si trattava solo di un’amichevole e che la formazione era letteralmente a pezzi. Il Milan fino al minuto 33 non si poteva nemmeno dire non fosse sceso in campo, ma solo per rispetto di coloro che si trovavano in tribuna. L’orologio dell’arbitro ha segnato da poco la mezzora e il tabellone luminoso segnava il risultato di 5-0 per il Manchester City. No, non è un errore di battitura.

Quasi impossibile descrivere adeguatamente la prima mezzora dei rossoneri. Semplicemente perché non vi è nulla de descrivere. La squadra pare non essere nemmeno arrivata allo stadio e dopo tre minuti è già sotto. Jovetic fa sponda per Silva, che da solo a porta vuota non può sbagliare. Sembra brutto? Non è ancora finita! Il City è più in palla e veloce, mentre i Rossoneri sembrano non essere in grado di mettere in fila due passaggi giusti. Al 19° ecco il raddoppio: Richards sfonda in area, ribattendo il tiro dopo una prima parata di Amelia. La coppia centrale di emergenza del Milan formata da Zaccardo (mai in campo nella passata stagione) e Vergara (giovane di belle speranze) fa acqua da tutte le parti. Costant e Antonini possono poco e non sono esenti da colpe. Passano tre minuti e siamo a tre: Jovetic serve Kolarov che insacca. La tranquillità del più posato dei milanisti comincia a vacillare. Il Milan non si fa mai vedere nell’area avversaria e l’unico tiro è di Boateng: pallaccia in curva. Minuto 32: quarto gol del Manchester con Edin Dzeko (quello che tifava Milan sin da bambino, se ricordate). Quattro minuti e arriva la quinta rete ancora con Dzeko. Il tranquillo tifoso del Milan di cui dicevamo prima è diviso tra le gambe molli, la paura di presentarsi in ufficio domani mattina e la tentazione di prendere a male parole tutto il calendario.

Eppure, quando tutto sembra più che perso, ecco la scintilla. Qualcosa cambia. Forse il “vecchio cuore rossonero” che molti milanisti vantano? Difficile da dire, ma al 37° la stellina di El Shaarawy infila Hart. Il risultato rimane umiliante oltre ogni dire, ma qualcosa è cambiato. Perché due minuti dopo quello che fino ad allora era più parso un umile servitore a palazzo, torna incredibilmente Faraone. Siamo sul 5-2 con la doppietta dell’ex Padova e improvvisamente il tranquillo tifoso milanista riesce nuovamente a seguire il match. Con rabbia, ma senza disturbare i Santi. Faraone a parte, c’è un altro nome sugli scudi: Petagna. Questo ragazzone potrebbe essere qualcosa in più del sostituto di Pazzini. Al 42° ancora El Sha viene fermato in fuorigioco, ma è solo un attimo. A due dalla fine proprio Petagna segna la rete del 5-3 e lo stesso attaccante avrebbe addirittura un’occasione macroscopica prima della pausa, così come El Shaarawy. I due giovani rossoneri non segnano, ma qualcosa è cambiato.

La ripresa è equilibrio puro. Occasioni i da entrambe le parti e ancora El Shaarawy e Boateng avrebbero le loro belle occasioni da sfruttare. Inizia, però, la girandola delle sostituzioni da entrambe le parti e il match si svuota di contenuti tecnici (che in realtà anche nel primo tempo, per colpa del Milan, sono stati pochini). Il match si chiude sul 5-3 finale. Se considerassimo solo gli ultimi 60 minuti di match, avremmo davanti un Milan che, nonostante l’emergenza, ha saputo tenere testa ad una squadra di alto valore tecnico e con molti titolari, contrariamente al Milan al quale mancavano praticamente tutti gli uomini decisivi. Durante la stagione, però, espulsioni e infortuni saranno da mettere in conto e se quelle del primo tempo sono le seconde linee della squadra, beh… Non vorremmo essere nei panni di un tifoso rossonero.

Audi Cup 2013, Manchester City-Milan 5-3: i Rossoneri sfiorano l'umiliazione

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