La violenza è il nuovo “no” alla tessera del tifoso

no alla tessera del tifoso

Una settimana molto attiva per gli ultras italiani, che si sono ritrovati faccia a faccia con la scelta di fare o meno la tessera del tifoso per il campionato che comincia questo weekend (e già cominciato, una settimana fa, per i tifosi della Serie B e della Lega Pro).

In rete la stampa sportiva ha prestato, pur se in maniera fuggitiva, la giusta attenzione alle mobilitazioni degli ultras sui gruppi dei social network e sui portali delle loro quadre.

Interessante, in questo proposito, l’articolo pubblicato da Repubblica che ha sottolineato come la tessera del tifoso avesse ancora di più divaricato le differenze tra “ultras buoni” e “ultras cattivi”.

In Italia, lo sappiamo fin dalle ultime giornate dello scorso campionato, molte tifoserie si sono organizzate nell’unico coro di protesta contro la tessera del tifosi. La quale, a partire da questa stagione, è obbligatoria per entrare in possesso di un abbonamento o di un biglietto per una partita in trasferta.

La tessera “ad personam” introdotta dal Viminale non piace ai fronti più irriducibili delle tifoserie italiane. “Ci vogliono schedare come gli zingari? – afferma un tifoso dell’Atalanta dopo gli incidenti dell’altro giorno a Bergamo in occasione della festa di Sant’Alessandro, “e noi facciamo casino”.

Auto in fiamme e vetrine dei negozi sfondate con gli estintori sono state alcune delle “mosse” degli ultras. Proteste violenti e molto scomode per la comunità di ultras italiana. Metterla a bada non è facile, del resto, la tessera del tifoso, non trova mediazione tra tifosi e istituzioni. E i tifosi, come abbiamo visto, fanno più “casino” del solito: perché a dar la colpa a una persona di essere ladra quella alla fine ci diventa per davvero.