Intervista a Francesco Moriero

La nuova generazione di allenatori italiani è ormai diventata lo zoccolo duro del campionato di serie A: Zenga, Allegri, Giampaolo, Mazzarri, per dirne alcuni, riescono letteralmente a fare miracoli con le loro squadre. Insomma, sembra finita l’era delle “vecchie volpi catenacciare”, i matusa del calcio capaci di condurre in porto la baracca della propria squadra. Evviva l’Italia dei giovani (ditelo al Milan). Si prenota per un posto presso questa platea Francesco Moriero, allenatore del Frosinone ormai consolidatosi ai vertici del campionato di serie B. Gioca con un modulo alla Real Madrid (4-2-3-1), un mix tra equilibrio offensivo, divertimento ed entusiasmo. La Gazzetta dello Sport oggi in edicola ha pubblicato un’intervista all’allenatore dei canarini, vi riportiamo alcuni interessanti spezzoni.

Comincia naturalmente dal suo splendido gruppo, quel Frosinone dove i ragazzi “E loro mi seguono, lavorano e in campo fanno quello che dico. E’ anche così che arrivano i risultati. ho altri giocatori molto promettenti: Caetano, Troianello, Del Prete, Basha e via dicendo: tutti importanti, tutti giovani di talento che col lavoro e l’umiltà possono togliersi grandi soddisfazioni”.
Il futuro? “Sono ambizioso, voglio la serie A. Ma bisogna stare con i piedi per terra in una piazza come quella di Frosinone. Una piazza tranquilla, senza pressioni, con tanta passione. Dopo la sconfitta di Empoli i tifosi ci hanno chiamato sotto il loro settore per incitarci, per farci sentire il loro sostegno. Peccato per le strutture dello stadio, che non sono adeguate, ma la società è seria e sono convinto che saprà affrontare il problema. La città ha 48 mila abitanti, 9 mila dei quali vengono abitualmente a vederci: abbiamo riportato le famiglie allo stadio, e questo per noi è motivo di orgoglio”.

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