I presidenti delle squadre di calcio nel pallone !

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Che succede ai nostri presidenti, persi nel super marasma dell’informazione sportiva, tra manager capricciosi e concorrenti che si lanciano “battutine” pesanti da una sponda e dall’altra? Dov’è finita la figura presidenziale che rispetta e fa rispettare il suo lavoro, senza creare tonnellate e tonnellate di interventi inutili e marachelle amministrative? Onore a De Laurentiis, che di professione fa il produttore cinematografico, e che come presidente del Napoli ha saputo affrontare (e poi superare brillantemente, da entrambe le parti) la ripicca di Lavezzi nel precampionato estivo. Pare invece che oggi, tra consigli in tv, giri di parole della stampa e prese di posizione “ante litteram” i presidenti delle squadre di calcio, per dirla con parole semplici, stiano letteralmente cadendo nel pallone.

A cominciare da Claudio Lotito, che al TG3 Regionale del Lazio nell’edizione di oggi alle 14, s’è fatto una bella sfuriata di fronte alla domanda sul “reintegro in rosa” di Pandev e Ledesma. Amante della terminologia succinta, Lotito ha aggrottato la vista all’udire del tribolante termine: “Non si tratta di nessun reintegro perché i giocatori non hanno mai lasciato la rosa – ha ribattuto il presidente della Lazio. “Quando si riaprirà il mercato e qualcuno mi farà proposte convincenti nell’interesse della Lazio e dei giocatori, valuteremo e se ci sono le condizioni troveremo una soluzione. Il singolo non esiste, perché parlare sempre di due o tre persone? Sono scelte che fa il tecnico. Abbiamo 21 posti come tutte le squadre e il tecnico fa le sue scelte. Io non faccio le scelte tecniche: ho preso un allenatore con professionalità, capacità, cultura del lavoro, per cui tutte le scelte di Ballardini sono condivise dalla società. Il resto sono chiacchiere” e, come diceva qualcuno, le chiacchiere se le porta il vento, i maccaroni riempiono la pancia.

E a proposito di pancia, chissà se Berlusconi ha digerito le quattro pere in campionato gentilmente offertegli dall’Inter. Moratti era stato a suo modo simpatico: “Siamo stati bravi a non infierire”. Eppure il premier, che prima del derby era stato chiaro (“Giuochi Seedorf dietro le due punte!”), è rimasto ferito più come commissario tecnico che come tifoso. Cosa vuol dire questo? Ci dà una mano a Cobolli Gigli, che ha stilato due categorie di presidenti: “Consigli come Berlusconi a Leonardo? Non ho mai preso in considerazione l’idea di dare consigli a Ferrara, sono un presidente tifoso e non un presidente tecnico”.

In questa confusione delle parti non resta augurarci, per noi tifosi, che almeno la stampa non vada in tilt. Sarebbe delirante il giorno in cui sui giornali leggeremo le formazioni delle squadre dettate dai presidenti, le clausole di rescissione di contratto dettate dai calciatori e gli allenatori che fanno gli amministratori delegati. Presidenti tifosi, presidenti tecnici, il campione che rescinde perché resta fuori rosa perché l’allenatore fa le sue scelte, e il presidente di turno che interviene, fino a quando tanto va la gatta al lardo che ci lascia la…palla. E noi che ne caviamo da tutto questo? Fortuna che c’è zio Galliani a fare un po’ di luce: “Il presidente Berlusconi ci fa da stimolo, e poi lascia i suoi allenatori molto più liberi di quanto fanno altri presidenti, che in pubblico non dicono nulla ma in privato sono ben più aggressivi”.

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